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1 Samuele 15:1-30

1 Samuele 15:1-30 ICL00D

Un giorno Samuele disse a Saul: «Il Signore ha mandato me per consacrarti re del suo popolo, Israele. Ora, dunque, ascolta le parole del Signore. Così dice il Signore dell'universo: Vengo a chiedere conto al popolo degli Amaleciti di quello che ha fatto a Israele, quando gli sbarrò la strada mentre usciva dall’Egitto. Ora va’ e colpisci gli Amaleciti: sterminerai tutto quel che appartiene loro. Non avere pietà: uccidi uomini e donne, bambini e lattanti, buoi e pecore, cammelli e asini». Saul radunò l’esercito e lo passò in rassegna a Telaìm: erano duecentomila fanti più diecimila della tribù di Giuda. Saul avanzò fino alla città di Amalèk e preparò un’imboscata nel letto del torrente. Inoltre disse ai Keniti: «Non restate insieme con gli Amaleciti, separatevi da loro. Non voglio farvi subire la stessa sorte, perché voi avete agito bene nei confronti degli Israeliti quando uscirono dall’Egitto». I Keniti si separarono così dagli Amaleciti. Allora Saul colpì gli Amaleciti da Avìla fino a Sur, presso il confine egiziano. Fece prigioniero Agag, re di Amalèk, mentre sterminò tutto il popolo uccidendolo con la spada. Saul e i soldati risparmiarono non solo Agag, ma anche le pecore e i buoi migliori, gli animali da ingrasso e gli agnelli: si rifiutarono insomma di sterminare tutto il bestiame di valore, sterminarono invece tutta la roba inutile e scadente. Allora il Signore si rivolse a Samuele: «Mi pento, — disse, — di aver scelto Saul come re, perché si è allontanato da me e non ha seguito i miei ordini». Samuele restò turbato e per tutta la notte continuò a implorare il Signore. Il giorno dopo, la mattina presto, partì per andare a trovare Saul. Gli dissero: «Saul è andato al villaggio di Carmel, si è fatto costruire un monumento ed è ripartito per Gàlgala». Samuele lo raggiunse e Saul gli disse: — Il Signore ti benedica. Ho fatto tutto quel che aveva ordinato il Signore. — Ma, — domandò Samuele, — come mai allora sento pecore belare e buoi muggire? Saul rispose: — Sono stati i soldati a risparmiare le pecore e i buoi migliori degli Amaleciti. Li hanno condotti qui per offrirli in sacrificio al Signore tuo Dio; il resto però l’abbiamo sterminato. — Ora basta! — disse Samuele, — adesso ti annunzio io quel che il Signore mi ha fatto sapere questa notte. — Parla, — disse Saul. Samuele riprese: — Tu ora sei il capo delle tribù d'Israele, anche se tu stesso ti consideri una persona senza importanza. Il Signore ti ha consacrato re d'Israele e ti ha mandato con l’incarico di distruggere questi Amaleciti peccatori con una guerra totale di sterminio. Perché, dunque, non hai ascoltato la voce dei Signore e ti sei gettato a fare bottino? In questo modo sei andato contro la sua volontà. — Ma io ho ubbidito alla parola dei Signore, — replicò Saul; — ho eseguito l’incarico con cui mi aveva mandato: ho sterminato gli Amaleciti e ho fatto prigioniero il loro re Agag. I soldati hanno trattenuto dal bottino pecore e buoi, la parte migliore di quel che si doveva sterminare, ma soltanto per offrirli in sacrificio al Signore tuo Dio a Gàlgala. Samuele esclamò: — Gradisce forse il Signore le offerte e i sacrifici più dell'ubbidienza alla sua parola? Meglio del sacrificio è ubbidire: essere docili a lui vale più che offrire animali di pregio. La disubbidienza è grave come ricorrere a indovini, come ribellarsi, come la peggiore idolatria. Tu hai respinto la parola del Signore, il Signore ti respinge come re. — Ho peccato, — disse Saul a Samuele; — ho disubbidito all’ordine del Signore e alle tue parole, ho avuto paura dei soldati e ho ascoltato le loro richieste. Ma ora ti prego, perdona il mio peccato e torna a me e io potrò di nuovo adorare il Signore. Ma Samuele gli rispose: — No, non tornerò a te, poiché tu hai respinto la parola del Signore, e il Signore ti ha respinto come re d'Israele. Samuele si voltò per andarsene, ma Saul gli afferrò il mantello e un pezzo si strappò. Allora Samuele gli disse: — Così oggi il Signore ha strappato via da te il regno d'Israele per darlo a un altro migliore di te. Egli, «Colui che è la gloria d'Israele», non è come gli uomini: non mente, non si pente e non ritorna sulle sue decisioni. Saul riprese: — Ho peccato, è vero, ma ora ti supplico: trattami con onore di fronte al popolo d'Israele e ai suoi capi, torna a me perché possa adorare il Signore tuo Dio.