Giobbe 40:3-24 - Confronta tutte le versioni
Giobbe 40:3-24 NR06 (Nuova Riveduta 2006)
Allora Giobbe rispose al SIGNORE e disse: «Ecco, io sono troppo meschino; che ti potrei rispondere? Io mi metto la mano sulla bocca. Ho parlato una volta, ma non riprenderò la parola; due volte, ma non lo farò più». Il SIGNORE allora rispose a Giobbe dalla tempesta e disse: «Cingiti i fianchi come un prode; ti farò delle domande e tu insegnami! Vuoi proprio annullare il mio giudizio? Condannare me per giustificare te stesso? Hai un braccio pari a quello di Dio, o una voce che tuoni come la sua? Suvvia, adòrnati di maestà, di grandezza, rivèstiti di splendore, di magnificenza! Da’ libero sfogo ai furori della tua ira; scruta tutti i superbi e abbassali! Scruta tutti i superbi e umiliali! Schiaccia gli empi dovunque stanno! Seppelliscili tutti assieme nella polvere, copri di bende la loro faccia nel buio della tomba! Allora anch’io ti loderò, perché la tua destra ti avrà dato la vittoria. Guarda l’ippopotamo che ho fatto al pari di te; esso mangia l’erba come il bue. Ecco, la sua forza è nei suoi lombi, il suo vigore nei muscoli del ventre. Stende rigida come un cedro la coda; i nervi delle sue cosce sono intrecciati insieme. Le sue ossa sono tubi di bronzo; le sue membra, sbarre di ferro. Esso è il capolavoro di Dio; colui che lo fece lo ha fornito di falce, perché i monti gli producono la pastura; là tutte le bestie dei campi gli scherzano intorno. Si sdraia sotto i loti, nel folto dei canneti, in mezzo alle paludi. I loti lo coprono della loro ombra, i salici del torrente lo circondano. Straripi pure il fiume, esso non trema; rimane calmo, anche se avesse un Giordano alla gola. Potrebbe qualcuno impadronirsene assalendolo di fronte, o prenderlo con le reti per forargli il naso?
Giobbe 40:3-24 NR94 (Nuova Riveduta 1994)
Allora Giobbe rispose al Signore e disse: «Ecco, io sono troppo meschino; che ti potrei rispondere? Io mi metto la mano sulla bocca. Ho parlato una volta, ma non riprenderò la parola, due volte, ma non lo farò piú». Il Signore allora rispose a Giobbe dalla tempesta, e disse: «Cingiti i fianchi come un prode; ti farò delle domande e tu insegnami! Vuoi proprio annullare il mio giudizio? Condannare me per giustificare te stesso? Hai un braccio pari a quello di Dio, o una voce che tuoni come la sua? Su via, ad¢rnati di maestà, di grandezza, rivèstiti di splendore, di magnificenza! Dà libero sfogo ai furori della tua ira; scruta tutti i superbi e abbassali! Scruta tutti i superbi e umiliali! Schiaccia gli empi dovunque stanno! Seppelliscili tutti assieme nella polvere, copri di bende la loro faccia nel buio della tomba! Allora, anch'io ti loderò, perché la tua destra ti avrà dato la vittoria. «Guarda l'ippopotamo che ho fatto al pari di te; esso mangia l'erba come il bue. Ecco la sua forza è nei suoi lombi, il suo vigore nei muscoli del ventre. Stende rigida come un cedro la coda; i nervi delle sue cosce sono intrecciati insieme. Le sue ossa sono tubi di bronzo; le sue membra, sbarre di ferro. Esso è il capolavoro di Dio; colui che lo fece l'ha fornito di falce, perché i monti gli producono la pastura; là tutte le bestie dei campi gli scherzano intorno. Si sdraia sotto i loti, nel folto dei canneti, in mezzo alle paludi. I loti lo coprono della loro ombra, i salici del torrente lo circondano. Straripi pure il fiume, esso non trema; rimane calmo, anche se avesse un *Giordano alla gola. Potrebbe qualcuno impadronirsene assalendolo di fronte, o prenderlo con le reti per forargli il naso?
Giobbe 40:3-24 ICL00D (Traduzione Interconfessionale in Lingua Corrente)
Giobbe disse al Signore: «Io non conto niente, non posso risponderti, anzi, mi tappo la bocca con la mano. Ho già parlato una volta, ma ora basta, due volte sarebbe troppo». Il Signore, avvolto da un forte vento, disse a Giobbe: «Da persona matura, preparati, dovrai rispondere alle mie domande. Vuoi negare le mie ragioni e condannarmi per giustificarti? Se tu sei forte quanto me e la tua voce tuona come la mia, copriti di gloria e di onori, di dignità e di splendore. Da’ sfogo alla tua ira, umilia tutti i superbi col tuo sguardo. Umiliali, gettali a terra; colpisci i malvagi e abbattili. Seppelliscili tutti nella polvere, mandali all’altro mondo. Allora anch’io ti loderò, perché avrai vinto con le tue sole forze». «Come ho creato te, ho creato anche l’ippopotamo che mangia erba come un bue. Guarda che forza ha nella schiena e nei muscoli del ventre! La sua coda sta diritta come un tronco di cedro, i nervi delle sue cosce si intrecciano come corde. Ha le ossa forti come il bronzo, e sembrano sbarre di ferro. È il mio capolavoro. Soltanto io che l’ho fatto posso abbatterlo con la spada. Divora il pascolo di intere montagne, là dove giocano gli animali selvatici. Si sdraia fra gli alberi e si nasconde tra le canne delle paludi. Se ne sta all’ombra degli alberi, al riparo dei salici, lungo le rive dei fiumi. Non ha paura se il fiume si ingrossa, rimane al suo posto anche quando l’acqua del Giordano gli batte sul muso. Nessuno può afferrarlo per gli occhi, né mettergli un gancio al naso per domarlo».