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Nella Valle

GIORNO 3 DI 3

Giorno 3 - La valle della rivelazione

Come abbiamo visto, la valle non è qualcosa che possiamo evitare. È un passaggio che ognuno di noi, prima o poi, deve attraversare. Ma la valle non è la nostra fine: può diventare un luogo di rivelazione, di benedizione, di intimità e perfino di trasformazione.

Nel capitolo 16 del Libro della Genesi arriva un momento in cui Agar fugge.

Non ha un piano, non ha una direzione, non ha una meta, un percorso da seguire.

Sta semplicemente correndo via dalla sua padrona.

Era sola, indifesa, senza cibo né scorte o risorse.

Non era pronta al freddo del deserto né tantomeno al caldo. Si trova anche nel momento più delicato: porta in grembo un figlio. Il suo stato fisico non poteva affrontare tutte queste situazioni e difficoltà.

Forse anche tu hai vissuto qualcosa di simile.
Essere cercato per ciò che potevi dare in un momento… ma non per ciò che sei.
Essere riempitivo per qualcuno… e poi dimenticato.

Letteralmente usato per lo scopo di qualcun altro e poi disprezzato, fino al punto in cui la tua presenza diventa irritante, infastidisce o diventa scomoda all’interno di un’ambiente.

Agar non fugge solo da una situazione. Fugge da un dolore.

In quel luogo, nella sua valle personale, nel momento più difficile e delicato qualcosa di straordinario accade. L’Angelo dell’Eterno decide di incontrarla.

Quella donna ripudiata e allontanata dagli uomini viene avvicinata e conosciuta da Gesù.

Quella valle di morte diventa il monte più alto, santo e benedetto sul quale Agar sarebbe mai potuta salire. Perché in quel luogo, ecco che l’Eterno, il nostro Signore Gesù, si presenta a lei.

Ciò che lei pensava fosse la fine è soltanto l’inizio di qualcosa di nuovo.

Che straordinaria grazia abbiamo ricevuto!
Che grande consolazione troviamo in questo episodio!

Ogni volta che ci sentiamo rifiutati, abbandonati, esiliati, ricordati che è proprio in quel momento che Gesù ti è più vicino. Quando tutto ti sembra sgretolarsi, quando le certezze iniziano a tremare, quando ti rendi conto che ciò che consideravi realtà era un’illusione, non sei lasciato da solo, non sei abbandonato a te stesso.

Quando ti senti invisibile, dimenticato, non compreso, ecco che Gesù ti ricorda che Lui ti conosce per nome. Quando gli altri ti trascurano, Dio non smette di avere i Suoi occhi su di te. Il Padre continua a chiamarti figlio e figlia, a desiderare una relazione con te.

Una donna cacciata via dalla presenza della sua padrona viene accolta alla presenza del nostro Signore e Salvatore, Gesù Cristo. Una donna resa un oggetto dal comportamento e dalle scelte degli uomini viene conosciuta personalmente e intimamente dall’unico vero Dio, Gesù Cristo.

“...L’Angelo dell’Eterno le disse ancora: «Ecco, tu sei incinta e partorirai un figlio, e lo chiamerai Ismaele...»” (Genesi 16:11)

Ismaele (yišmāʿē'l), che tradotto significa “Dio ha ascoltato”.

Il dolore di quella donna si trasforma in un altare.
La sofferenza diventa una preghiera.
Il pianto amaro si trasforma in un pianto di gioia.

Perché Dio non ignora il tuo dolore.
Il tuo pianto è ascoltato dal Padre.

Dio ascolta ogni grido di sofferenza e non rimane indifferente.

Nel momento in cui si sentiva invisibile, Dio la stava guardando.
Nel momento in cui si sentiva dimenticata, Dio la stava cercando.

Improvvisamente tutto cambia.

Quell’incontro cambia il corso degli eventi.
La morte si trasforma in vita e progenie.
L’umiliazione si traduce in consapevolezza.
Gesù osserva ogni cuore ferito e smarrito e non resta immobile.

Ti incontra, ti conosce e si rivela. Perciò Agar poté dire:
“...Tu sei El-Roi”, perché disse: “Ho veramente veduto colui che mi vede?”

Ella non tornò da Sarai e Abramo solo per ubbidienza, ma perché aveva conosciuto Dio e ricevuto da Lui una rivelazione divina sulla sua vita.

Aveva compreso che l’Eterno è un Dio intimo, personale, vicino.

Il figlio che portava nel grembo non era frutto di un obbligo morale verso i suoi padroni,

ma era suo figlio: le apparteneva, carne della sua carne, sangue del suo sangue.

Non era motivo di odio, ma di amore. Non era un peso ma una promessa.

Voglio pregare per te: “Ti prego Gesù, nostro Redentore, di raggiungere ogni persona che si è rivista in queste parole. Tu sei il Dio di ogni consolazione e ti invoco su quanti ti stanno cercando e si trovano in una valle di attesa, di umiliazione, di abbandono, di disprezzo, di tradimento. Ti prego nel Tuo glorioso nome che tu possa trasformare quei luoghi spirituali in luoghi di rivelazione. Ti chiedo di incontrarli nel loro dolore, nelle loro domande, nel loro pianto, come hai fatto con Agar e come hai fatto con me. Rivelati come il Dio che ascolta la sofferenza e si muove verso di noi. Come il Dio che vede il nostro dolore e non rimane indifferente, ma soffre con noi. Ti prego che tu possa annunciare a questi miei fratelli e sorelle parole di vita, speranza e futuro. Grazie. Nel nome di Gesù, amen”.

Riguardo questo Piano

Nella Valle

Ci sono circostanze della vita che ti pongono in una "valle". Luoghi con scarsa luce, circondati da mura montuose che sembrano insuperabili, con sentimenti di dolore e sofferenza. Ma come vedremo in questi tre giorni ogni valle porta con sé una benedizione e rivelazione di Cristo Gesù. Buon viaggio!

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Vorremmo ringraziare Francesco Mosca per aver fornito questo piano. Per ulteriori informazioni, visitare: www.instagram.com/framosca97